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ACCANIMENTO TERAPEUTICO di Mario Lovelli |
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Negli ultimi dieci giorni il Partito Democratico ha portato con successo la sua gente in piazza per rivendicare la possibilità di un'Italia diversa e alternativa a quella di centro destra e, coi suoi gruppi parlamentari, ha portato il Governo al minimo dei consensi in aula in questa legislatura. C'è oggi un'opposizione più larga in Parlamento, mentre nella società cresce un malessere sociale sempre più forte, di cui la protesta studentesca rappresenta la manifestazione più evidente e che segnala un distacco sempre più drammatico fra politica e società. Non c'è stata la crisi formale del Governo Berlusconi, ma c'è una crisi conclamata della maggioranza che si è rinchiusa nel fortino assediato di quel che è rimasto del PdL e del suo unico e determinante alleato: la Lega Nord. Assisteremo perciò nelle prossime settimane all'accanimento terapeutico a sostegno di un esecutivo che si è dato come programma di sopravvivenza l'acquisto di qualche parlamentare di supporto. Ma non potremo vedere una fase nuova di governo anche solo basata sui "cinque punti" della fiducia di settembre, perché su quei punti ( in primis la giustizia) manca la convergenza di chi li aveva votati, a cominciare dal gruppo di Futuro e Libertà. Questa dunque è la situazione e di qui deve ripartire una iniziativa politica forte e incisiva del PD capace di mettere a frutto i risultati già ottenuti. Di questo si tratta e non di ricominciare a discutere sempre da capo, come parrebbe da certe reazioni di questi giorni alle interviste di Bersani (Repubblica e Unità) sul "patto per la riforma della Repubblica" e sulla "alleanza per la crescita e il lavoro". Sembra che questo partito sia ormai costantemente attraversato da fibrillazioni interne che gli impediscono di fare analisi meditate, anche sulle riflessioni che, in questo caso, il segretario nazionale ha affidato alla stampa per anticipare i temi che esporrà alla prossima direzione nazionale. Riflessioni che a me paiono invece molto opportune e anche difficilmente attaccabili, se prescindiamo da certe semplificazioni giornalistiche. Se infatti siamo nell'epicentro di una fase politica per molti versi grave ed eccezionale, serve una risposta programmatica e politica eccezionale. Di qui la "piattaforma" programmatica da mettere in campo al più presto su temi irrinunciabili: riforma elettorale ed istituzionale, informazione, giustizia, fisco, legalità, costi della politica, lavoro. Su di essa si tratta di aprire una discussione con tutte le forze di opposizione e con le forze sociali, e lì vedremo chi sarà disposto ad assumersi le sue responsabilità di fronte ad un appuntamento elettorale probabilmente ravvicinato (e con questa legge elettorale!) che non lascia alternative alla scelta di una coalizione ampia basata su un programma "essenziale e rigoroso" nell'interesse del Paese. E' sulla sfida del PD che si giocheranno le prossime mosse: ridurre tutto a una scelta di alleanze fra Vendola e "terzo polo" e ad una battaglia di leadership a colpi di primarie è sbagliato e controproducente. D'altronde è lo statuto stesso che dà una risposta: è sul programma che si forma la coalizione ed è la coalizione a decidere sulle primarie. E poi: c'è qualcuno capace di scommettere cosa sarà davvero il "terzo polo" e quindi se sul "prodotto finito" ci sarà compatibilità con le nostre proposte? E Vendola ( per non dire Di Pietro) incarna fino in fondo una sinistra di governo capace di non ripetere gli errori del passato? Facciamo il nostro lavoro come PD. I risultati, come si è già visto in questo Parlamento (dove il centro destra aveva 100 voti di maggioranza!), verranno di conseguenza.
20 dicembre 2010
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