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Passano gli emendamenti del PD e delle opposizioni. Pesano le assenze nei banchi del governo e dei "responsabili".
Lovelli: "La maggioranza, ormai confusa e sotto il ricatto del gruppo dei 'responsabili', sta navigando a vista verso i ballottaggi"
L'onda che si è abbattuta su governo e maggioranza dopo le elezioni amministrative sembra non essere finita ma montare sempre più alta e potente. Alla riapertura dei lavori parlamentari, il Governo è stato battuto alla Camera ben 5 volte sulle mozioni riguardanti la situazione delle carceri e su un ordine del giorno del deputato dell'Idv Augusto Di Stanislao sulla ratifica della Convenzione di Oslo sulla messa al bando delle munizioni a grappolo. Sono passati gli emendamenti presentati dal PD, Idv e Fli che compatti hanno votato contro i pareri dell'Esecutivo. Nel conteggio dei voti, decisive le numerose assenze tra i banchi del governo, nelle fila del Pdl e, soprattutto tra i cosiddetti "responsabili" che non hanno garantito l'appoggio al governo come da "contratto". Ben 12 su 29 sono state le defezioni del gruppo di Scilipoti & Co. Tra i sedici assenti del Pdl spiccano i nomi di Cosentino e Verdini, quest'ultimo troppo impegnato nel conteggio dei voti delle Amministrative per dimostrare un pareggio che non c'è mai stato.
"Beh, in buona salute non sta...". Così il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, ha risposto alla domanda se i voti di oggi che hanno visto l'esecutivo battuto su quattro mozioni sulle carceri siano scricchiolii dopo il voto delle amministrative.
"La maggioranza è stata battuta al primo voto in aula dopo le elezioni. Non male...". Questo è stato il primo commento di Dario Franceschini, capogruppo Pd alla Camera.
Per Mario Lovelli: "Dopo la batosta elettorale la maggioranza appare confusa e sotto ricatto da parte del gruppo dei Responsabili. Il biotestamento esce ancora una volta dall'ordine del giorno dopo le forzature fatte prima delle elezioni per inserirlo e inoltre il Governo toglie il suo appoggio in Commissione alla legge sull'omofobia:sui temi etici, presunto cavallo di battaglia elettorale, ora la maggioranza non sa più cosa fare. Ormai inevitabile un altro voto di fiducia la prossima settimana per far approvare il decreto legge 34 che contiene le norme anti referendum nucleare. E' chiaro ormai che si naviga a vista verso i ballottaggi e in attesa di un chiarimento fra PdL e Lega, entrambi usciti sconfitti dalle elezioni. La battaglia parlamentare del PD proseguirà sulla linea premiata dal voto: priorità ai problemi dei cittadini, a cominciare dal lavoro, e richiesta di un chiarimento di fondo, in assenza del quale le elezioni anticipate sono ormai una necessità".
Per Sandro Favi, responsabile nazionale carceri del PD, "il fallimento della politica del ministro Alfano sulle carceri è sotto gli occhi di tutti e la battuta di arresto del governo oggi alla Camera ne è un'ulteriore testimonianza.
Quasi tre anni per mettere in campo un Piano Carceri, norme in successione e poteri commissariali sempre più estesi, reiterate ordinanza per uno stato di emergenza che dura da ormai 18 mesi e forse entro l'anno, saranno "cantierabili" i primi ampliamenti di alcune strutture penitenziarie. Nulla di più di quello che l'ordinaria amministrazione non avesse già da anni avviato, in qualche caso anche in tempi più celeri. Solo che molti padiglioni detentivi costruiti sono rimasti vuoti; i nuovi istituti penitenziari vengono aperti a porzioni o peggio ne vengono ritardati i tempi di consegna, perché non si è in grado di ridistribuire il personale necessario a farli funzionare o a decidere quale livello di sicurezza dovranno assicurare. E una volta aperti i cantieri, il ministro Alfano immagina di poter passare sotto silenzio, fino alla fine del suo mandato, i drammi e le condizioni disumane del sovraffollamento dei penitenziari, il degrado delle strutture, lo sfascio amministrativo ed economico-finanziario, le difficoltà operative e la frustrazione professionale degli operatori? Alfano vanta, dal fronte delle carceri, l'efficacia di una politica della sicurezza e della giustizia che avrebbe migliorato le nostre città e contrastato la diffusione dei poteri delle organizzazioni criminali. Le carceri sovraffollate del governo Berlusconi, della Lega Nord e di Alfano, si sono piuttosto riempite delle povertà dei migranti e delle marginalità umane che popolano il degrado urbano, dell'abbandono dei tossicodipendenti e dei sofferenti psichiatrici, coi meccanismi di una giustizia implacabile con i deboli, quanto indulgente con i garantiti. Se negli ultimi mesi l'aumento dei detenuti si è fermato, forse lo si deve di più alla ritrovata consapevolezza, sia della magistratura sia delle forse dell'ordine, che non si possono produrre carcerazioni sempre crescenti ed avere penitenziari indegni di un paese civile, piuttosto che alle risibili misure deflattive del ministro della Giustizia".
Per Alessandro Maran, deputato PD, "non è un bel momento per Berlusconi e la sua maggioranza. Oggi, primo giorno d'aula dopo la batosta milanese, Pdl e Lega hanno dimostrato di non esserci neanche alla Camera dei deputati e sono andati sotto per quattro volte durante il voto sulla mozione sulla situazione delle carceri. Consiglierei al centrodestra di non forzare la mano scegliendo di portare in aula leggi, come quella sul biotestamento, che dovrebbero essere lasciate fuori dalla strumentalizzazione della campagna elettorale. A meno che non abbiano capito, come gli ha già dimostrato il Paese, che è ora di cedere il passo".
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Le mozioni approvate a Montecitorio impongono al governo una serie di impegni non trascurabili. Tra questi, "ad assumere iniziative volte ad adeguare, in vista dei prossimi provvedimenti finanziari, la spesa pro capite per detenuto, prevedendo, rispetto alla base del 2007, una riduzione non superiore a quella media relativa al comparto Ministeri".
E ancora, "a predisporre sul piano normativo un complesso di riforme - dalla depenalizzazione dei reati minori, a una più ampia e più certa accessibilità delle misure alternative alla detenzione, dalla definizione di parametri più accessibili per la conversione delle pene detentive in pene pecuniarie, a una più severa limitazione del ricorso alla custodia cautelare in carcere, che avrebbero, nel complesso, un effetto strutturalmente deflattivo, concorrendo a migliorare le condizioni di detenzione e a rendere servibili quegli strumenti di trattamento che perseguono le finalità rieducative costituzionalmente connesse alla pena".
Il governo risulta inoltre impegnato "a implementare il piano carceri attraverso il ricorso a forme di partecipazione privata ai programmi di edilizia penitenziaria, utilizzando quegli strumenti di mercato che, anche sul piano urbanistico, possono incentivare gli investitori privati a collaborare con lo Stato a un progetto di riconversione del sistema e dei modelli di detenzione e di riqualificazione delle case circondariali e di reclusione non più utilizzabili per l'ospitalità dei detenuti".
19 maggio 2011
Fonte: Sito del Partito Democratico
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