| CON UNA DIFFERENZA DI 22 VOTI LA CAMERA APPROVA LA FIDUCIA AL DECRETO OMNIBUS |
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Lovelli: "Con un ennesimo voto di fiducia il Governo scippa il referendum e mette ancora mano alle già svuotate tasche degli italiani"
Dello stesso avviso si è detto anche l'On. Mario Lovelli, che durante la discussione in Aula sul Decreto Omnibus è intervenuto presentando un Ordine del Giorno finalizzato a sollecitare il Governo a favorire un rapido avvio e sviluppo delle diffusioni radiofoniche digitali, procedendo al sollecito rilascio dei diritti d'uso definitivi agli operatori di rete autorizzati alle condizioni previste dal regolamento dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. Lovelli nel corso del suo intervento ha poi evidenziato che il provvedimento approvato con un colpo di fiducia non risolverà assolutamente le numerose situazioni di criticità che in questo momento stanno contagiando il Paese: "La coincidenza del dibattito parlamentare con alcune vicende di grande rilievo sociale riportate oggi dai giornali consente di fotografare la distanza tra l'azione di Governo e i problemi del Paese, una distanza che appare ormai incolmabile e che, del resto, viene evidenziata dall'affannoso tentativo di recupero che il Governo sta tentando in vista dei ballottaggi di domenica prossima. Mentre ad esempio con questo decreto-legge si esalta il ruolo che la Cassa depositi e prestiti dovrebbe assumere per partecipare ad operazioni societarie in imprese private di rilevante interesse nazionale in termini di strategicità del settore di operatività - così sta scritto - e per fare questo si apre alla possibilità di utilizzare risorse provenienti dalla raccolta postale, con possibili rischi per i risparmiatori, assistiamo ad operazioni preoccupanti che concernono gruppi industriali pubblici, come Fincantieri, che prevedono pesanti ricadute occupazionali: 2.551 esuberi su 8.200 dipendenti e la chiusura di cantieri a Castellammare di Stabbia (Napoli), a Sestri Ponente (Genova), oltre al ridimensionamento di Riva Trigoso (Genova), con le conseguenti ricadute negative sui territori interessati. Così come assistiamo al via libera del Ministro Romani alla privatizzazione di Tirrenia, con il rischio di passare da una situazione monopolistica pubblica per le rotte coperte da sovvenzioni statali ad un monopolio privato, che si affianca alla gestione del complesso dei collegamenti marittimi da e verso le isole, con la conseguenza, già verificatasi, di un aumento abnorme delle tariffe a danno degli utenti, soprattutto verso la Sardegna,dovuto ad un'intesa di cartello su cui l'Antitrust ha avviato un'indagine. Ci sono poi le impietose analisi economico- sociali che l'ISTAT e la Corte dei Conti hanno consegnato alla nostra attenzione e che fotografano un Paese immobile, dove l'ascensore sociale funziona alla rovescia, dove la crescita è insoddisfatta, dove la perdita di lavoro colpisce soprattutto i giovani e le donne e dove un italiano su quattro è a rischio povertà. Ecco dunque che la posizione della questione di fiducia ci impedisce un'azione emendativa adeguata e non ci consente né di contrastare il tentativo di scippo del referendum, che viene attuato con l'articolo aggiuntivo sul nucleare, né di porre rimedio alla decisione di mettere le mani nelle tasche dei cittadini, che il Governo attua con l'aumento delle accise sui carburanti. Non è neanche motivo di conforto il fatto che il Governo accolga adesso quello che il Partito Democratico aveva chiesto chiaramente già durante l'esame del decreto- legge milleproroghe e che Autorità antitrust e Agcom avevano sollecitato, cioè l'estensione al 2012 del divieto di incroci proprietari tra televisione e quotidiani. Il fatto che il Governo avesse pensato allora ad una data antecedente alle elezioni amministrative e ai referendum la dice lunga sulla volontà vera della maggioranza che era quella di condizionare pesantemente, più di quanto non stia già avvenendo, il panorama informativo del Paese, così come è necessario che quanto previsto dall'articolo 4 per la razionalizzazione e lo spettro radioelettrico e per la transizione alla tecnica digitale avvenga senza penalizzare alcuna area del Paese - come purtroppo è già successo in buona parte del Piemonte per il digitale terrestre - e garantendo l'introito delle risorse finanziarie attese per lo Stato e senza alcuna discriminazione fra le diverse piattaforme diffusive e i relativi standard tecnici".
25 maggio 2011 Alessandra Sorlino |
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Passa con 313 sì, 291 no e due astenuti la fiducia della Camera sul decreto legge 31 marzo 2011, n. 34, meglio noto come "decreto Omnibus". Il provvedimento reca disposizioni urgenti in favore della cultura, in materia di incroci tra settori della stampa e della televisione, di razionalizzazione dello spettro radioelettrico, di moratoria nucleare, di partecipazioni della Cassa depositi e prestiti, nonché per gli enti del Servizio sanitario nazionale della regione Abruzzo. Il testo, che in giornata sarà esaminato dall'altro ramo del Parlamento, dovrà essere licenziato entro il prossimo 30 maggio. L'ennesimo voto di fiducia deciso dal Governo, è stato fortemente criticato dal Segretario Bersani che subito dopo il voto ha dichiarato: "Il dl omnibus sul nucleare è uno scippo di democrazia. A parte il contenuto assolutamente irrilevante per i problemi economici e sociali del paese, spicca lo scippo al popolo italiano, che viene privato della possibilità di decidere democraticamente sul nucleare".