| DISCUSSIONE DdL"MISURE URGENTI PER IL SETTORE DEI TRASPORTI E DISPOSIZIONI IN MATERIA FINANZIARIA" |
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LOVELLI: "Servono procedure trasparenti per la privatizzazione della società Tirrenia e una strategia chiara da parte del Governo sui trasporti e la mobilità". "L'introduzione dei pedaggi sui raccordi autostradali ANAS è un'operazione sbagliata di prelievo dalle tasche dei cittadini" L'intervento dell'On. Mario Lovelli durante la discussione generale del Disegno di legge (C. 3725): Nel rilevare anzitutto che il provvedimento d'urgenza in esame reca una pluralità di norme marcatamente eterogenee in riferimento a tematiche che avrebbero dovuto essere oggetto di maggior approfondimento attraverso l'adozione di provvedimenti specifici, sottolinea come le disposizioni in esso contenute, volte ad affrontare in modo confuso questioni di grande rilevanza quali la privatizzazione di Tirrenia o il tema del pedaggiamento stradale, evidenziano in modo drammatico la totale assenza di una strategia complessivamente chiara, nonché la mancanza di un piano nazionale dei trasporti e della mobilità da parte dell'Esecutivo. Manifestata, infine, contrarietà riguardo all'impostazione e alla gestione delle procedure di privatizzazione della società Tirrenia, preannunzia la presentazione da parte del suo gruppo di proposte modificative del testo del decreto-legge in discussione, nonché l'attivazione di ogni iniziativa utile a sostenere una procedura chiara e trasparente, scevra da ogni logica clientelare, per la vendita della suddetta società. Signor Presidente, come ha segnalato il Comitato per la legislazione, il decreto-legge al nostro esame rappresenta, per quanto riguarda la situazione di Tirrenia, il settimo provvedimento urgente di questa legislatura. L'ultimo è stato il decreto-legge n. 103 del 2010, di cui ci siamo occupati fra luglio ed agosto. È un decreto-legge che interviene sulla società Tirrenia e su quelle ad essa collegate. Si tratta di un provvedimento che cerca di porre rimedio al modo pasticciato con il quale è stato di recente affrontato,con il decreto-legge n. 78 del 31 maggio 2010, il tema del pedaggiamento delle autostrade e dei raccordi autostradali in gestione diretta ANAS. Se si aggiunge che il decreto-legge presenta una pluralità di norme marcatamente eterogenee, che vanno (oltre a quelle citate) dai Tremonti bond alle tariffe postali agevolate per la spedizione di prodotti editoriali (introducendo un principio di tariffe postali massime applicabile di dubbia efficacia), alla proroga dei termini di esercizio di una delega legislativa (che viola il limite, posto dalla legge n. 400 del 1988, all'utilizzo in tale materia dei decreti legge), e se esaminiamo tutti i temi contenuti in questo provvedimento, è evidente che ci troviamo di fronte (per scelta del Governo e della maggioranza) ad un provvedimento che ancora una volta sfrutta lo strumento del decreto-legge, giustificato da circostanze contingibili ed urgenti, per varare norme che si sarebbero dovute approfondire in maniera più appropriata con provvedimenti specifici più idonei (come il Presidente della Repubblica ha avuto in più occasioni modo di rilevare). Anche nella più recente discussione che è avvenuta in quest'Aula a fine luglio (quella sul decreto legge n. 103, che ho prima ricordato), il nostro gruppo ha avuto modo di sottolineare, in particolare, come nel settore dei trasporti cominci ad evidenziarsi in modo drammatico la mancanza di una strategia complessiva chiara di cui la gestione propagandistica della vicenda Alitalia e l'attuale approssimativa gestione della vicenda Tirrenia costituiscono gli esempi più evidenti. Inoltre, il definanziamento progressivo di un piano di infrastrutture coerente, sia per la rete stradale e autostradale, sia per le ferrovie, i porti e gli aeroporti, semina incertezza e confusione. Mi sia consentito fare un esempio con una breve digressione rispetto all'oggetto del provvedimento in esame. Sono un esempio di incertezza e confusione le dichiarazioni estemporanee fatte a Genova la scorsa settimana dal presidente della Commissione lavori pubblici del Senato, il senatore Grillo, il quale considera ormai archiviata la pratica Torino-Lione a favore di una soluzione di transito lungo la Genova-Ventimiglia, che avrebbe il suo sbocco sulla Genova-Milano (per la quale a sua volta siamo tutt'oggi in presenza di un decimo dello stanziamento disponibile). Si leggano i giornali torinesi di oggi, che riferiscono del grido di allarme lanciato da Confindustria Torino, che assomiglia molto alla perdita della pazienza di cui si è fatta interprete la presidente Marcegaglia nei giorni scorsi, per capire a che punto siamo in materia infrastrutturale. Non c'è coerenza, insomma, nella progettazione e cantierizzazione dei grandi corridoi europei. Si è perso tempo per una riforma coerente della legge n. 84 del 1994 sui porti. Si è in forte ritardo sulla presentazione di un piano nazionale dei trasporti e della mobilità e, al suo interno, di un piano nazionale della logistica. Sottolineo peraltro che va dato atto al sottosegretario Giachino, qui presente, del suo impegno dedicato in modo effettivo a questo settore. Allo stesso modo non c'è coerenza nell'attuazione tempestiva e lineare delle direttive comunitarie, che portano il nostro Paese a dovere rispondere a procedure di infrazione che, oltre che nel caso di Tirrenia, anche nel caso delle ferrovie, hanno costretto ad adottare di continuo misure tampone, ostacolando così la crescita di una vera concorrenza sui binari (che sarebbe utile per gli utenti, ma anche per l'occupazione). Mi chiedo, ad esempio, da questo punto di vista come ci comporteremo, dopo che avremo approvato il presente provvedimento, di fronte alla direttiva europea sul pedaggiamento del traffico pesante a partire dal 2012 che contiene indirizzi che dovranno essere pienamente recepiti nella nostra legislazione. Così come, nel caso in esame, le incertezze di percorso stanno producendo conseguenze negative, non solo per la salvaguardia dei posti di lavoro nel trasporto marittimo, ma anche nella cantieristica, visto che le risorse destinate all'ammodernamento delle flotte e alla sostituzione delle unità navali non più conformi agli standard di sicurezza europei (stanziamento previsto dalla finanziaria 2007 del Governo Prodi) vengono destinate, con questo provvedimento, a far fronte ad indifferibili esigenze di cassa della società del gruppo Tirrenia di navigazione Spa. Anche di qui nascono le problematiche dei siti Fincantieri-Cantieri navali Spa per i quali si stanno mobilitando sindacati ed enti locali. Emerge clamorosamente la mancanza di una politica industriale con un Ministero dello sviluppo economico vacante ormai da molti mesi e con un settore, quello della cantieristica, che, se sono vere le notizie di oggi, forse evita il piano preannunciato nei giorni scorsi da Fincantieri-Cantieri navali Spa, ma si appresta, comunque, a portare ad un taglio progressivo di posti di lavoro e, entro l'anno, ad una cassa integrazione per 3.200 dipendenti. Ecco perché ribadiamo la nostra contrarietà al modo in cui il Governo ha impostato una procedura di privatizzazione, nata male e gestita peggio, fino a far precipitare la situazione nei giorni stessi in cui, mentre si convertiva, in quest'Aula, il decreto-legge n. 103 del 2010, si affermava di volerla affrontare in modo risolutivo. Il risultato è che la vendita distinta di Tirrenia navigazione Spa e Siremar-Sicilia regionale marittima Spa, diventa oggi l'ultima spiaggia per le società commissariate le quali trascinano nel loro destino, appeso anche ad un'ulteriore proroga della procedura da parte dell'Europa, anche le società regionali che devono, a loro volta, completare le procedure di privatizzazione, con gravi preoccupazioni, tra l'altro, per i crediti congelati nei confronti della società madre che, nel caso di Toremar- Toscana regionale marittima Spa, come è stato rilevato in Commissione, da parte del gruppo del PD, ammontano a 9 milioni 700 mila euro e che, non essendo crediti privilegiati, possono mettere in crisi il bilancio societario e la stessa possibilità di effettiva privatizzazione di questa società. Il gruppo del PD, naturalmente, si attiverà in tutti i modi, a cominciare dalle proposte emendative presentate, e con iniziative a sostegno di una procedura chiara e trasparente per la vendita della flotta che garantisca l'occupazione e favorisca una liberalizzazione del cabotaggio in linea con le direttive europee e nell'interesse dei cittadini, delle imprese e dei lavoratori. Una procedura, quindi, che non finisca solo per essere la liquidazione di un patrimonio di beni e di professionalità, che si è, comunque, costruito nell'arco di un secolo, pur in presenza di una gestione clientelare e affaristica, ben fotografata qua dal collega Calvisi, di cui stiamo pagando le conseguenze per l'incapacità che è stata dimostrata di affrontarla tempestivamente. Questo è il quadro per quanto riguarda Tirrenia, che rappresenta uno dei punti principali del decreto-legge in esame. Vi è poi l'aspetto che riguarda i pedaggi sui raccordi autostradali ANAS, rispetto ai quali la scelta fatta dal Governo con il decreto-legge in esame conferma e aggrava, a nostro giudizio, quanto previsto dall'articolo 15 del decreto-legge n. 78 del 31 maggio 2010. Infatti l'articolo 15 prevedeva una misura che, sostanzialmente, da una parte anticipava i futuri effetti di un rilevamento dei passaggi su queste tratte di strade attraverso meccanismi tecnologici e, dall'altra, stabiliva un termine entro il quale questa rilevazione automatica sarebbe dovuta avvenire, cioè il 31 dicembre 2011. Quella norma però, come è stato ampiamente ricordato dai colleghi e anche dal relatore, è stata messa in discussione dal TAR Lazio, dal TAR Piemonte e dal Consiglio di Stato, tanto da spingere la stessa ANAS, per non correre rischi ulteriori, a sospendere l'applicazione delle misure di aumento dei pedaggi previste dal 1o luglio di quest'anno. Il decreto-legge in esame riprende in mano il tema, nello stesso momento in cui l'ANAS bandisce un bando di gara per la realizzazione di sistemi di pedaggiamento - con il sistema cosiddetto free flow - con una gara che vale 150 milioni e credo che vada rilevato come questa iniziativa dell'ANAS possa rappresentare un azzardo. Infatti, è vero che il decreto-legge anticipa al 30 aprile 2011 gli effetti dell'applicazione di misure di controllo tecnologico dei passaggi, ma è altrettanto vero che demanda le fasi attuative ad un decreto che dovrà essere approvato e che riguarderà sia l'individuazione delle tratte da sottoporre a pedaggio, sia l'individuazione di sistemi di pedaggiamento da utilizzare. Quindi diciamo che siamo ulteriormente all'interno di una fase transitoria, che viene attuata a livello ministeriale e a livello di ANAS con provvedimenti che dovrebbero essere affrontati con molta maggiore cautela, anche perché sia l'individuazione delle strade, come ho detto, sia la verifica di eventuali provvedimenti alternativi come quelli da noi proposti meritavano una riflessione adeguata. D'altronde in Commissione trasporti, proprio nel dibattito che si è svolto ieri, questo tema è stato evidenziato e abbiamo sentito dire da colleghi della maggioranza che non si può rinviare l'approvazione e la conversione del decreto, perché prossimo alla scadenza e che si ripromettono di riprendere in mano in modo organico la questione, anche con una modifica della normativa che stiamo approvando, all'interno di provvedimenti successivi; oggi, a loro dire, vi è l'urgenza di non far decadere il decreto-legge. Penso che questa posizione sia inaccettabile e che debba essere riconsiderata nel corso del dibattito in Aula, anche perché se si riconoscesse che siamo di fronte ad una normativa discutibile è come se riconoscessimo il fatto che è una normativa che, ancora una volta, potrà essere oggetto di eventuali ricorsi in sede amministrativa. Quindi, essa sottopone la materia ad una fase di fibrillazione che, a mio avviso, non dovrebbe più esistere. D'altronde, in questa sede, ho sentito il collega Desiderati argomentare, ad esempio, in merito ad una questione. Egli ha operato un raffronto tra la situazione che si determinerà sul grande raccordo anulare di Roma e quella che già si determina oggi con riferimento alle tangenziali milanesi. Vorrei ricordare al collega Desiderati che, a Torino, il collegamento Torino- Caselle viene individuato come un tratto da sottoporre a pedaggiamento attraverso un bando di gara emesso dall'ANAS, cosa che a Milano - l'esempio che egli ha voluto citare -, certamente, non accade per il collegamento Milano-Linate. È evidente, quindi, che è necessario svolgere qualche considerazione, anche in relazione al fatto che, nelle grandi realtà metropolitane europee, a dire la verità, questo sistema non è all'ordine del giorno e viene affrontato in altro modo. Pertanto, dovremmo riconoscere apertamente che si realizza una manovra con la quale si mettono le mani nelle tasche dei pendolari, e ciò nel momento in cui si penalizza un sistema di trasporto ferroviario già pessimo, che viene ridimensionato a causa dei tagli imposti ai trasferimenti alle regioni dal citato decreto-legge n. 78. Quindi, per il pendolare, l'alternativa è la seguente: o l'utilizzo di mezzi pubblici inefficienti, con riferimento ai quali, probabilmente, scatteranno aumenti tariffari a partire dal prossimo anno, oppure l'utilizzo dell'automobile su tratte stradali che saranno gravate da un pedaggio che prima non c'era. Pertanto, si opera una doppia beffa ai danni degli utenti pendolari e, di fatto, si istituisce una tassa per realizzare nuove entrate, che non si è pensato di risolvere diversamente. A tale proposito, abbiamo presentato una proposta emendativa molto precisa, di cui oggi discuteremo in modo adeguato, nella quale è contenuta un'osservazione che vorrei sottoporre alla riflessione dell'Assemblea. L'ANAS si trova, di fatto, a non ricevere più un contributo da parte dello Stato e, pertanto, lo chiede indirettamente ricorrendo alle tasche dei cittadini, che pagheranno un pedaggio. Ebbene, l'ANAS è la stessa azienda che ha distribuito con il suo ultimo bilancio un dividendo, ed è la stessa azienda che si trova in una situazione di conflitto di interessi: infatti, da una parte, è concessionaria, e dall'altra parte, è concedente nei confronti del sistema autostradale. Rispetto a ciò, sarebbe utile una riflessione adeguata. Allo stesso modo, poiché abbiamo appena approvato una riforma del codice della strada, che inasprisce le sanzioni per il superamento dei limiti di velocità e per altri comportamenti riguardanti il superamento dei limiti su tutte le strade italiane; poiché abbiamo introdotto una norma che destina il 50 per cento delle risorse derivanti dalle entrate accertate attraverso l'autovelox agli enti gestori delle strade, sarebbe utile capire dove andranno tali risorse e come verranno utilizzate dagli enti concessionari. Inoltre, sarebbe utile poter quantificare una previsione che, a nostro avviso, potrebbe essere anche alternativa alla misura che qui viene individuata, perché, certamente, le risorse che perverranno attraverso quella disposizione di legge saranno molto rilevanti. Per concludere, signor Presidente, ci troviamo di fronte ad un provvedimento che presenta molti punti critici, molti punti oscuri. Non ho citato, non ho il tempo di farlo ma lo riprenderemo, il tema delle tariffe postali agevolate a favore delle società editrici per la spedizione di giornali e di periodici. Qui viene istituito un meccanismo di tariffe postali massime al posto del meccanismo del contributo che va a compensare Poste italiane per le spedizioni agevolate. È un meccanismo tutto da verificare e da vedere se funzionerà, ma ci porta ad una considerazione che riguarda in modo particolare il settore postale; siamo ormai a settembre, a tre mesi dall'entrata in vigore della piena liberalizzazione del servizio postale e noi ci stiamo arrivando con misure approssimative che riguardano il Governo e la regolazione della sistema postale italiano e con il nostro monopolista di fatto, Poste italiane, che oggi viene indirizzato dal Ministro Tremonti in ben altre direzioni con l'obiettivo dell'acquisizione del Mediocredito Centrale per far decollare la Banca del Sud. Siamo di fronte alla riacquisizione al cento per cento in carico al Ministero dell'economia e delle finanze della proprietà di Poste italiane. È una discussione che va fatta in modo chiaro, perché chiediamo al Governo di mettersi in condizioni di governare un mercato che richiede nel settore dei servizi e nel settore dei trasporti più concorrenza, e di questo ne siamo convinti, ma che richiede anche più tutela degli utenti, tutela dei lavoratori impegnati nei servizi - è di oggi, su tutti i giornali la notizia che tra l'altro, negli ultimi dieci anni i lavoratori dipendenti hanno perso 5 mila 500 euro di potere di acquisto - e tutela delle imprese che vogliono rischiare in un mercato che si apre. Tutto questo è possibile solo se adottiamo misure coerenti, organiche, una delle quali è senz'altro quella di istituire nel settore dei trasporti, delle poste, autorità di regolazione terze, indipendenti, che siano di garanzia per le imprese, per gli utenti e per tutti i lavoratori dei settori interessati. Pensiamo che con questo provvedimento voi continuiate a produrre interventi tampone, pasticciati, sui quali non vi seguiremo ma continueremo, invece, a lavorare perché prevalgano gli interessi dei cittadini e la volontà di tanti lavoratori e di tanti imprenditori di far funzionare i servizi e di far crescere l'economia e insieme all'economia l'occupazione e il lavoro di tutti gli italiani.
L'intervento dell'On. Lovelli sul complesso delle proposte emendative:
Signor Presidente, in sede di discussione sulle linee generali, questa mattina, abbiamo evidenziato le incongruenze di un provvedimento che viene alla nostra attenzione a poco più di due mesi da una discussione che già abbiamo svolto su questa stessa materia, in particolare per quanto riguarda la società Tirrenia e le scelte che il Governo ha voluto proporre al Parlamento per la procedura di privatizzazione di questa società pubblica e delle sue controllate.
Poi c'è la questione che concerne principalmente la vicenda dei pedaggi sui raccordi autostradali ANAS, sulla quale noi sin dall'inizio - in particolare quando si è discusso il decreto-legge n. 78 del 2010, che ha previsto questa possibilità, che poi è diventata operativa dal 1o luglio di quest'anno con decreti attuativi da parte del Governo - dicemmo che si trattava di un'operazione sbagliata, prima di tutto per un motivo di equità fiscale nei confronti di tutti i cittadini italiani.
29 settembre 2010 |
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