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In vista dell'udienza del
Tar in programma giovedì 15 luglio, il Segretario del PD del Piemonte
Gianfranco MORGANDO ha inviato la seguente lettera ai Segretari Provinciali e
ai Coordinatori di Circolo del PD.
L'imminente udienza del Tar
del Piemonte, che giudicherà sui ricorsi elettorali presentati da alcune liste
della coalizione che sosteneva Mercedes Bresso, mi suggerisce di riassumere le
posizioni tenute in queste settimane dal nostro partito, che ho espresso in
numerose dichiarazioni che hanno avuto ampio riscontro sugli organi di
informazione. Lo scopo di questa mia nota è quello di assicurare uniformità e
coerenza nei commenti che molti di noi saranno chiamati ad esprimere nei
prossimi giorni, nonché per chiarire a quadri e militanti il pensiero del PD
sulla vicenda.
Il PD considera legittimi e fondati i
ricorsi presentati, che null'altro richiedono se non il rispetto rigoroso delle
normative vigenti in materia elettorale e, quindi, la verifica di comportamenti
irregolari posti in essere dai nostri avversari. Abbiamo manifestato la nostra
piena solidarietà ai partiti che li hanno sottoscritti e ci attendiamo un esito
positivo.
Il PD non ha ritenuto di dover procedere
con un ricorso ad adiuvandum (peraltro processualmente di scarsa
rilevanza) per rispetto nei confronti dell'autonomia della magistratura che
deve poter valutare e decidere serenamente e senza condizionamenti politici.
Anche per questo non abbiamo voluto organizzare contro-fiaccolate, presidi o
altre iniziative in polemica con quelle promosse dalla destra. Tuttavia
vogliamo che sia chiara la nostra opinione: ci sono numerosi e circostanziati
elementi che ci portano a ritenere che il risultato delle elezioni regionali
sia stato il frutto di una truffa. Non si possono definire diversamente le
firme false di accettazione delle candidature e le autenticazioni fasulle della
lista ‘Pensionati per Cota'. In queste condizioni, vista l'esigua differenza di
voti, il risultato è chiaramente illegittimo.
Le obiezioni giuridiche sostenute dai
legali di Roberto Cota, che insistono principalmente sulla ‘tardività' dei
ricorsi (ovvero che non fossero stati impugnati immediatamente i
provvedimenti di ammissione delle liste), sono da ritenersi deboli e infondate.
I ricorsi, infatti, sono tempestivi in quanto, come già precisato dall'adunanza
plenaria del Consiglio di Stato nell'anno 2005, il solo atto che definisce il
procedimento elettorale risulta essere quello di proclamazione degli eletti:
questo è l'unico atto avente valenza esterna e, perciò, impugnabile.
Probabilmente proprio per coprire
l'inconsistenza delle motivazioni giuridiche Cota e gli esponenti di Lega e PdL
hanno scelto una strategia tesa ad alimentare una polemica continua, arrivando
a parlare di "golpe giudiziari" e ad ipotizzare "manovre politiche"
dietro ai ricorsi, il tutto con l'evidente obiettivo di far crescere la
tensione intorno al Tar e condizionarne l'operato attraverso un clima di
intimidazione.
Roberto Cota pare non ricordarsi affatto
di quanto avvenuto nel 2001
in Molise quando il Tar annullò le elezioni regionali:
gli esponenti locali del centrodestra urlavano "giù le mani dai giudici!" e
accusavano il centrosinistra di voler "delegittimare la giustizia o peggio di
intimidire i giudici".
Roberto Cota,
anziché invocare il rispetto delle regole come in Molise, ha preferito
appellarsi alla "volontà popolare". Come Partito Democratico riteniamo che la
volontà dell'elettore debba essere sempre rispettata, ma questa non prescinde
certo dalle regole. Infatti, la sovranità appartiene al popolo che la esercita
nelle forme stabilite dalla Costituzione e dalle leggi. La legalità è la forma
più alta di rispetto della volontà popolare e solo una volontà popolare
trasparente e legittima è indiscutibile.
Siamo
perfettamente consapevoli del fatto che un eventuale ritorno alle urne
comporterebbe dei costi per i cittadini, ma se ciò dovesse avvenire la
responsabilità non sarebbe certo del centrosinistra ma di chi, ponendo in
essere comportamenti truffaldini, ha falsato la competizione elettorale. Siamo
anche consapevoli del fatto che di fronte ai problemi della nostra Regione, a
cominciare dalla crisi economica, sarebbe grave il protrarsi nel tempo di una
situazione di incertezza, che danneggerebbe sia chi attualmente governa sia chi
è all'opposizione. Abbiamo indubbiamente bisogno di chiarezza, di decisioni
rapide e di un governo regionale pienamente legittimato. Ma tale incertezza non
è addebitabile al centrosinistra, bensì a chi pur di vincere le elezioni ha
accettato l'alleanza con liste "patacca" e con esponenti politici che già nel
passato erano stati indagati per falsificazione delle firme.
Credo che la vicenda piemontese debba
essere letta e giudicata come un capitolo di una storia ben più ampia che
riguarda l'intera nostra democrazia. Le vicende degli ultimi mesi confermano
che in Italia è tornata ad aprirsi una gravissima "questione morale" nel campo
della destra: una destra che dimostra di non possedere tra i propri valori
fondanti quelli della legalità e del rispetto delle regole democratiche.
A sostenere tale tesi non è solamente il
PD, ma autorevoli esponenti del partito del Premier. Italo Bocchino, per esempio,
qualche giorno fa ha dichiarato che la ‘difesa della legalità' è un argomento
che all'interno del PdL "appare oggi poco sensibile".
Abbiamo assistito alle dimissioni di due
Ministri (Scajola e Brancher), al continuo scoppio di scandali giudiziari, alle
recenti indagini che coinvolgono il Coordinatore del PdL Denis Verdini. Vediamo
ricomparire nomi di persone legate ad alcune delle vicende più torbide della
storia repubblicana. Le cronache giudiziarie ipotizzano manovre volte a
condizionare l'operato dei giudici di ogni ordine e grado. In Piemonte la Giunta di centrodestra
della Provincia di Vercelli si è dimessa in seguito all'arresto del Presidente
Renzo Masoero per reati di concussione, mentre l'ex capogruppo di Forza Italia
Angelo Burzi, oggi consigliere regionale PdL, è sotto processo per una vicenda
relativa ad appalti in ambito sanitario.
Consapevoli della fondatezza delle nostre
argomentazioni, attendiamo con piena fiducia, serenità e rispetto le decisioni
della magistratura.
Lettera di Gianfranco Morgando, Segretario regionale PD Piemonte
12 luglio 2010
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