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LA BATTAGLIA DI NOVI TRA PIEMONTE E LIGURIA Intervista di Franco Manzitti all'On. Lovelli |
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Vista da Genova, dal porto mezzo strozzato di Genova con i traffici appena ripartiti e già trasbordanti di Tir in uscita ai varchi e di container ammonticchiati ovunque, da Bolzaneto in giù, a mucchi, a cataste di tutti i colori, questa lunga piana verde grigia sembra la soluzione di tutti i problemi "infrastrutturali non solo della Superba, ma della Liguria intera. Qui ci vogliono far sboccare il Terzo Valico, che sturerà quel porto, qui ci vogliono far arrivare il Bruco che svuoterà Veltri, futuro capolinea delle linee africane, qui immaginano le grandi piattaforme logistiche, il porto secco, come lo chiama laggiù la Marta Vincenzi, incontenibile sindaco Pd che ogni giorno se ne inventa una; qui, qualche matto ma neppure tanto, ci vuole trasferire l'aeroporto di Genova: che ci vuole, una navetta veloce tipo la Civitavecchia-San Pietro di Roma o i trenini inglesi da Gatwich e Heatrhow a Victoria Station e il Cristoforo Colombo atterra tra i vigneti. Ma intanto il presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando, taglia i fondi a Slala, di cui è socio con la Regione Piemonte, le Autorità Portuali, Malpensa e anche la Lombardia e Palenzona chiude baracca e burattini. Allarme, qui ci vogliono segare via dai grandi corridoi europei il 24 e il 5, quelli che faranno volare la Lombardia e scaricare la mercé a Rotterdam, mica a Genova, Savona, Spezia che come le becchi senza Terzo Valico, Bruco e nuove linee ferroviarie, raddoppiate, triplicate? In uno di questi pomeriggi già un po' grigio bassi ma con lampi celesti nel cielo che inscurisce così presto, Mario Lovelli, l'ex sindaco, il deputato-bandiera del Pd basso piemontese alessandrino, laureato a Genova, sorride con sguardo sottile e si aggiusta gli occhiali sulla poltrona un po' scomoda del centro congressi di Marengo. Sta seduto di fronte a un grande plastico che disegna la immensa pianura intorno a Alessandria, lì vicino, nel museo nuovo di zecca, ci sono i grandi plastici della battaglia di Marengo e di quella di Novi. Appunto, onorevole, non è che sia già cominciata una nuova battaglia del terzo millennio per il destino di un territorio che i genovesi e i liguri vorrebbero strautilizzare per le loro infrastrutture e che i lombardi saranno i più veloci a scipparci, sfruttando i tunnel costruiti dalla Svizzera e i nostri ritardi storici? «È chiaro che l'impatto di tutte queste infrastrutture sul nostro territorio sarà problematico e che noi dobbiamo far prevalere le nostre opportunità strategiche. Ma ci stiamo preparando e ragionando da 15 anni... Non siamo mica impreparati. Abbiamo costruito su queste infrastrutture in arrivo una ipotesi di sviluppo che ha i suoi capisaldi». E quali sono questi capisaldi? «Prima di tutto una struttura ferroviaria e ammodernata e la individuazione delle aree dove sia possibile installare un sistema logistico collegato bene con i porti liguri. La Rivalta studiata da Angelo Costa negli anni Sessanta è stata una felice intuizione che finalmente si è sviluppata ed ha superato perfino i confini studiati allora. È chiaro che il Terzo Valico è l'opera chiave, ma attenzione. Sarà un'opera che traguarda dieci anni dal suo inizio. E noi i problemi li abbiamo ora e impattano duramente sul nostro territorio con il supertraffico merci che invade le strade e le autostrade, che trapassa i centri urbani. Non si regge più e le linee ferroviarie attuali non ce la fanno. Prendiamo la linea Ovada-Alessandria. Allora quali'sono le priorità? Noi le abbiamo individuate, eccome. Il grande investimento di 60 milioni sullo scalo ferroviario di Alessandria con un accordo firmato da Rfi, porti, Regioni, soldi già disponibili, che fine ha fatto? Me lo chiedo e non ho dal governo, dal ministero risposte adeguate. Poi c'è la valle Scrivia, Novi con la valorizzazione di San Bovo, che giace lì con la sua storia pesante e con la sua attualità ferma. Come è fermo l'altro nostro grande snodo ferroviario di Arquata. Rfi si è disimpegnata. San Bovo era il grande filtro dei treni, oggi i traffici hanno linee di sviluppo diverse, tanto è vero che a Rivalta, dove il gruppo Gavìo e Fagioli hanno investito molto, si costruisce un grande scalo ferroviario...». Come dire, Onorevole, che manca una regia di tutto questo, aspettando non Godot, ma il Terzo Valico? «Ma la regia c'era e l'aveva in mano Slala. Slala era il regista del futuro Nord Ovest, nei grandi corridoi europei. Mi sono spaventato quando, dopo lo strappo della Regione Liguria che si è ritirata per "mancanza di fondi", Palenzona mi ha annunciato, passeggiando per Novi di domenica, che tirava giù la saracinesca. Detto fatto: due giorni dopo lo ha annunciato ufficialmente. La scelta di Burlando e dei liguri è miope. La discussione doveva essere globale. La Liguria non ha risorse per questo? E parliamone insieme, nella società mica ci sono solo loro. Capisco la mobilitazione contro i tagli. del governo, ma qui ci sono in ballo scelte di sviluppo di un territorio-chiave. Non stiamo discutendo di trasporto locale, di tram e di bus ma di un riposizionamento generale. Altrimenti corriamo un grandissimo rischio». Può essere più esplicito Lovelli? «Vista la decisione di Palenzona, che non era solo il capo di Slala, ma che è anche presidente di Aiscat, vicepresidente di Assoporti, vicepresidente, sopratutto, di Unicredit non vorrei che le nostre indecisioni portassero ad altre soluzioni. Lo sappiamo tutti: la parte ligure che è la più interessata tende a chiudersi, il Terzo Valico non parte, lo sviluppo del porto di Genova si incarta, senza sviluppo anche gli ' incrementi di traffici diventano un peso perché Genova e la Liguria non sanno più dove smaltire i container. E allora cosa succede, che sì punta su altri orizzonti. E la Lombardia per prima sfrutta le sue possibilità. Ma lo sa che nel 2017 il Gottardo sarà pronto perché la Svizzera rispetta i tempi e che se da Milano si arrivasse a Chiasso con quattro binati, come è nei progetti, il porto di Genova e gli altri scali liguri sarebbero cancellati o ridotti a banchine regionali? Molto più facile andare a Rotterdam che a Genova. Sono stato a Lugano dagli svizzeri e sono rimasto impressionato da come si stanno muovendo. Le loro infrastrutture sono già tutte finanziate fiscalmente. E noi siamo lì con un piano da 700 milioni di euro fermo chissà dove, con un no alla Torino-Lione e con una bella ritirata sulla linea del Brennero. Insomma stiamo aprendo le porte della Lombardia alla Svizzera e all'Adriatico». Come si può reagire? «Incominciando a cancellare le ambiguità. Cosa è questa storia del Terzo Valico o del Bruco? Anche se il primo sarebbe di finanziamento pubblico e l'altro privato bisogna scegliere e io credo che l'opera da fare ora sia il Terzo Valico. Non credo che si possa pensare a tutte e due. Ma se non si riuscisse a fare il Terzo Valico, allora va bene anche il Bruco che è meno invasivo, ma che qualcosa si decida e anche con chiarezza. Sulla nostra pelle, a Novi, il Terzo Valico sarà un arrivo pesante e imponente. Abbiamo già concordato in una Conferenza dei Servizi quali saranno le opere compensative, tutte infrastrutture utili per la città, ma mi preoccupa il maggiore costo complessivo dell'opera comparso nei documenti finanziari del Governo: da Cinque miliardi e seicento milioni a sei miliardi e duecento. Cosa è cambiato, dove è il nuovo progetto? E poi anche questa logica dei "lotti costruttivi" cosa significa in realtà, che se una galleria non è finita ma è finito il lotto costruttivo si pianta a metà. IL governo, il ministro Matteoli devono essere più chiari». In conclusione questa area è totalmente in ballo, eppure il suo destino appare quasi obbligato vista la sua strategicità. E come non considerare anche la sua grande delicatezza di terra dolce di vino, di una agricoltura di nicchia, la bellezza della montagna? «Piemonte e Liguria si chiariscano bene le idee. Per esempio, quel patto secco tra Burlando e Scajola sul no alla Torino-Lione che valore ha oggi? il nuovo presidente piemontese Roberto Gota, che immagina una visione Novarocentrica, quindi di apertura alla Lombardia, come si concilia con la cerniera basso-piemontese... Ci vuole un punto di equilibrio. Slala era questo. Peccato».
11 novembre 2010 Fonte: Il Novese |
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Adesso che anche Slala, la grande società ligure piemontese destinata a "legare" il Nord Ovest allo sviluppo dell'Europa con treni, aeroporti, basi logistiche, è saltata in aria, ora che il suo presidente, il potentissimo Palenzona "ha tirato giù la saracinesca", che ne sarà di noi? Viaggi per la pianura piatta piatta tra Novi, Alessandria, guardi Tortona con la sua collina, vedi da lontano i grandi capannoni di Rivalta, le sue distese di tir, ricordi i sogni oggi realizzati e anche ampliati di grandi uomini come Angelo Costa, ti lasci alle spalle l'Appennino spelacchiato dall'autunno esplosivo di foglie gialle e rosse giù, come in quella vecchia canzone, e immaginando quando là sbucheranno (ma succederà mai?) il supertreno del Terzo Valico e magari anche il Bruco e ti chiedi ancora: ma si può sprecare tutto questo? Ma che fine farà questa terra verde, fina, saliscendi di colline, di vigne, di nocciole, distesa di capannoni, di castelli, di borghi arrampicati, di centri commerciali a stecca, di Outlet, di spianate di posteggi?