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Bersani:
"E' ora di suonare le nostre campane.
Occorre l'impegno univoco di tutte le forze progressiste. Il consenso per il
Cavaliere è ancora largo ma il rapporto tra promesse e realtà è sempre più labile"
 Caro
direttore, dopo anni di illusione berlusconiana l'Italia continua a regredire
sul piano economico e sociale e si allontana, alla luce di ogni parametro, dai
paesi forti dell'Europa. Nello stesso tempo l'impegno a riformare e a
rafforzare le istituzioni repubblicane si sta trasformando in una deformazione
grave della nostra democrazia. Ci si vuole trascinare ad un sistema dove il
consenso viene prima delle regole e cioè delle forme e dei limiti della
Costituzione; dove si limita l'indipendenza della Magistratura; dove il
Parlamento viene composto da nominati; dove il Governo ha il diritto
all'impunità e ad una informazione asservita e favorevole; dove si annebbiano i
confini fra interesse pubblico e privato. I segni di tutto questo li abbiamo potuti
valutare in questi anni berlusconiani: regressione dello spirito civico e della
moralità pubblica, politica ridotta a tifoseria, allargamento del divario tra
nord e sud, nessuna buona riforma sui problemi veri dei cittadini. Il populismo
infatti è, per definizione, una democrazia che non decide, specializzata com'è
nell'usare il governo per fare consenso e non il consenso per fare governo. Il
dato di fondo della situazione politica sta qui, mentre la questione sociale e
quella del lavoro sono senza risposte e si drammatizzano ogni giorno. Il
consenso per Berlusconi è ancora largo, ma il rapporto fra parole e fatti e fra
promesse e realtà diventa sempre più labile anche nella percezione dei ceti
popolari. Vengono alla luce degenerazioni corruttive che vivono all'ombra di un
potere personalizzato. Gli strappi all'assetto costituzionale non sono più
sopportati da una parte della destra attratta da ipotesi liberali e
conservatrici di stampo europeo.
A questo punto per Berlusconi la scelta è fra
ripiegare o alzare la posta. Per l'Italia la scelta non riguarda più solo un
governo, ma finalmente una idea di democrazia e di società. La prossima
scadenza elettorale, più o meno anticipata che sia, comporterà in ogni caso una
scelta di fondo. Rispetto a tutto questo, la proposta alternativa soffre ancora
di debolezze che devono essere rapidamente superate. Il venir meno di una
promessa populista produce sempre, direttamente o specularmente, fenomeni di
distacco dei cittadini dalla politica, una spinta alla radicalizzazione
impotente, espressioni vere e proprie di antipolitica che possono insorgere da
ogni lato. Il compito dell'alternativa è quello di trasformare grande parte di
queste forze disperse in energia positiva, collegandole ad un progetto politico
capace di sorreggere non solo una proposta di governo ma una proposta di
sistema. Tocca al PD innanzitutto, come maggiore forza dell'opposizione,
indicare una strada che colleghi efficacemente l'iniziativa di oggi alla sfida
radicale e dirimente di domani.
Rendendoci disponibili oggi ad un governo di
transizione non cerchiamo né scorciatoie né ribaltoni. Sfidiamo piuttosto la
destra a riconoscere la realtà e ad ammettere l'impossibilità di mandare avanti
l'attuale esperienza di governo e ad introdurre correttivi, a cominciare dalla
legge elettorale, che consegnino lo scettro ai cittadini, per tornare poi in
tempi brevi al voto. Sarebbe questo un tradimento del mandato elettorale?
L'elettore in realtà è stato tradito da chi non è più in grado di rappresentare
la sua coalizione e mantenere le promesse del suo programma. Sarebbe questo uno
strappo costituzionale? Qui siamo all'analfabetismo o alla sfacciata malafede.
E' l'esclusione in via di principio di questa ipotesi, il vero strappo
costituzionale!
Chi ha rispetto della Costituzione della
Repubblica e del suo Presidente deve considerare invece tutte le possibilità.
Noi lo facciamo. Noi consideriamo la possibilità che il Governo provi a
sopravvivere con una specie di respirazione artificiale, rifiutandosi di prendere
atto della sua crisi politica. Una soluzione che non porterebbe lontano e alla
quale risponderemmo con una opposizione netta. Riteniamo infatti doveroso che
la destra in disfacimento certifichi la sua crisi in Parlamento. Consideriamo
altresì la possibilità che la situazione precipiti verso un vuoto politico e
verso elezioni svolte con questa sciagurata legge elettorale, in una situazione
economica, sociale e finanziaria di acutissima criticità. In questo caso la
nostra proposta avrebbe la stessa ispirazione che oggi ci fa proporre un
governo di transizione; una ispirazione cioè che deriva dall'analisi di fondo
cui ho accennato. Noi proporremmo un'alleanza democratica per una legislatura
costituente. Un'alleanza capace finalmente di sconfiggere una interpretazione
populista e distruttiva del bipolarismo, capace di riaffermare i principi
costituzionali, di rafforzare le istituzioni rendendo più efficiente una salda
democrazia parlamentare (a cominciare da una nuova legge elettorale) e di
promuovere un federalismo concepito per unire e non per dividere. Sto parlando
di una alleanza che può assumere, nell'emergenza, la forma di un patto politico
ed elettorale vero e proprio, o che invece può assumere forme più articolate di
convergenza che garantiscano comunque un impegno comune sugli essenziali
fondamenti costituzionali e sulle regole del gioco. Una proposta che potrebbe
coinvolgere anche forze contrarie al berlusconismo che in un contesto politico
normale (come già avviene in Europa) avrebbero un'altra collocazione; una
proposta che dovrebbe rivolgersi ad energie esterne ai partiti interessate ad
una svolta democratica, civica e morale. Come si vede, questa idea nasce dalla
convinzione che la fuoriuscita dal berlusconismo non sia un processo lineare,
cioè legato ad una semplice alternanza di governo in un sistema che funziona.
Si dovrà uscire, lo ribadisco, da una fase politica e culturale e non solo da
un governo, verso una repubblica in cui alternanza e bipolarismo assumano la
forma di una vera fisiologia democratica.
Per dare l'impulso decisivo a questo cruciale
passaggio occorre l'impegno univoco, leale, convinto e coeso di tutte le forze
progressiste, che sono adesso chiamate a mettersi all'altezza di una
responsabilità democratica e nazionale. Come potrebbero queste forze essere
credibili se in un simile frangente non dessero per prime una prova di
consapevolezza, di unità e di determinazione comune? Ecco allora la proposta di
un percorso comune delle forze di centrosinistra interessate ad una piattaforma
fatta di lavoro, di civismo, di equità, di innovazione e disponibili ad
impegnarsi ad una progressiva semplificazione politica e organizzativa che
rafforzi il grande campo del centrosinistra. Un simile percorso dovrebbe
lasciarci definitivamente alle spalle l'esperienza dell'Unione e prendere
semmai la forma e la coerenza di un nuovo Ulivo. Un nuovo Ulivo in cui i
partiti del centro sinistra possano esprimere un progetto univoco di
alternativa per l'Italia e per l'Europa e mettersi al servizio di un più vasto
movimento di riscossa economica e civile del Paese. Dunque, un nuovo Ulivo ed
una Alleanza per la democrazia. Su queste proposte il Pd vuole esprimere la sua
funzione nazionale e di governo.
Su queste basi politiche il Partito Democratico
organizzerà per l'autunno una grande campagna di mobilitazione sui temi sociali
e della democrazia. E' giunto il tempo infatti di suonare le nostre campane.
26
agosto 2010
Fonte:
Sito Partito Democratico
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