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IL SEGNALE CHE CI VOLEVA di Mario Lovelli |
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Senza aspettare il palco del 12 settembre alla festa nazionale, Bersani ha rimesso in moto il progetto politico del PD e ha parlato chiaro ad avversari e possibili alleati. Ci voleva. Non se ne poteva più del teatrino estivo messo in piedi da Berlusconi e Bossi, dove pareva che il ruolo di rappresentanza e di garanzia degli organi costituzionali, a cominciare dal Parlamento e dal Capo dello Stato, potesse essere bypassato senza colpo ferire da manovre concertate nelle ville berlusconiane e messe in atto con il solito sistema intimidatorio dagli organi di informazione vicini al premier. Non sarà così. Non poteva essere così, perché Giorgio Napolitano ha fatto capire chiaramente che lui non sarebbe stato il semplice notaio di accordi presi fuori dalle sedi istituzionali, e perché il Parlamento, quando sarà chiamato a pronunciarsi sul documento che dovrebbe confermare la fiducia al Governo, non potrà fare il semplice passacarte. Infatti qui entreranno in campo certamente le convulsioni della maggioranza e i distinguo dei finiani. Ma soprattutto ci sarà in campo (ecco l'importanza della lettera a Repubblica) il principale partito di opposizione per dire chiaramente che non consentiremo operazioni di "respirazione artificiale" per la sopravvivenza di un esecutivo che ha tradito le promesse fatte ai suoi elettori; che siamo contrari a "scorciatoie" o "ribaltoni", ma che siamo disponibili ad un governo di transizione in grado di porre mano alla legge elettorale per riconsegnare "lo scettro ai cittadini"; che siamo pronti, di fronte ad una crisi "certificata" dal Parlamento ad una "alleanza democratica" per una legislatura costituente di cui il PD sia il cardine, costruendo per il centro sinistra un Nuovo Ulivo che unisca le forze interessate ad una "piattaforma fatta di lavoro, di civismo, di equità, di innovazione". Il segnale che doveva venire dal PD è arrivato e già il chiacchiericcio politici estivo si è diradato, anche perché appare chiaro che le minacce di elezioni anticipate e di rese dei conti interne si stanno ritorcendo contro chi le ha evocate. Per noi si apre però ora la partita più difficile perché il progetto enunciato da Bersani va costruito in concreto e si tratta ora di mettere insieme, sulle idee e sui programmi, i contenuti e le regole di un patto di governo su cui il centro sinistra non può ripercorrere le strade del passato, siano quelle dell'Unione o della riproposizione della "vocazione maggioritaria". Bisogna andare oltre perchè l'obiettivo è quello di sconfiggere il populismo e promuovere un federalismo che unisca e non divida. Su questo si metterà alla prova concretamente il progetto per un Nuovo Ulivo e per una Alleanza per la democrazia.
28 agosto 2010 |








