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Con 161 sì contro i 135 no (tra cui i voti del PD) passa la fiducia sulla manovra. Finocchiaro: "Governo non all'altezza. Noi rappresentiamo l'Italia di Giorgio Napolitano". Sintesi dell'intervento in dichiarazione di voto del presidente del gruppo del Pd al Senato
Passa la manovra finanziaria del governo dopo il voto di fiducia alla camera: i sì sono stati 161, i no 135 e 3 gli astenuti. Il decreto legge passa ora alla Camera dove dovrebbe essere approvato definitivamente, con voto di fiducia, domani intorno alle ore 19. L'impatto della manovra, dopo le correzioni in Senato, sale oltre i 70 miliardi al 2014.
Il Partito Democratico ha votato no alla manovra. Leggi tutti gli emendamenti proposti dal PD e dalle opposizioni unite
Sintesi dell'intervento in dichiarazione di voto di Anna Finocchiaro, presidente del gruppo del Pd al Senato
"Questa manovra non è la nostra, ne contestiamo l'impostazione e i contenuti e non la voteremo". Lo ha detto Anna Finocchiaro, presidente del gruppo del Pd al Senato, iniziando il suo intervento in dichiarazione di voto a Palazzo Madama.
"E' questo, credo, il 12° provvedimento economico di questo governo in 3 anni - ha proseguito Anna Finocchiaro - l'ennesimo negli ultimi 10 anni in cui ininterrottamente, salvo i 20 mesi del secondo governo Prodi, Berlusconi ha governato questo Paese. Tralascio la querelle tra il Presidente del Consiglio e il ministro dell'Economia, che ha accompagnato la genesi di questa manovra finanziaria, ricordo però che fin dall'inizio dicemmo che mancavano 15 miliardi. Avevamo ragione noi e se oggi ci avviciniamo a quell'obiettivo di rafforzamento che l'Europa ci raccomanda e che accorcia un po' le distanze rispetto al pareggio di bilancio è perché quell'obiezione è stata fatta da noi con tanta determinazione sostenuta.
Abbiamo chiesto all'Esecutivo più equità, più regole, più crescita. Ha dato troppo poco - ha proseguito Anna Finocchiaro - Anzi, il governo ha accentuato l'iniquità di questa manovra con il taglio del 20 per cento ai presidi essenziali del welfare. Tagliare così significa tagliare ciò che riguarda la famiglia, la scuola dei figli, le persone che hanno difficoltà, le agevolazioni per la ristrutturazione delle case. E se si anticipa l'entrata in vigore dei ticket sulla diagnostica ambulatoriale il risultato è che non si agevola il pubblico, ma il privato, e questo ovviamente speculando sul diritto alla salute.
Abbiamo proposto norme che mettessero ordine nel bilancio, e ci è stato risposto di no. Abbiamo chiesto delle liberalizzazioni che potevano farsi subito e ci è stato detto no, sebbene quello delle liberalizzazioni sia un capitolo sul quale l'Europa ci ha duramente sollecitato. Questa maggioranza e questo governo chiedono sacrifici agli italiani ma non sono stati capaci di fare quattro cose che avevamo chiesto: allineare le retribuzioni dei parlamentari italiani al parametro europeo, ancorare i vitalizi parlamentari al criterio contributivo, tassare le pensioni dei parlamentari nello stesso modo in cui vengono tassate le pensioni d'oro e riordinare il sistema delle province. Erano 4 cose che sono state oggetto dei nostri emendamenti e di cui non c'è traccia in questa manovra. Vi avevamo proposto un piano industriale per la Pubblica amministrazione che riorganizzasse gli uffici periferici, recuperando risorse ed efficienza e ci è stato risposto di no. Abbiamo chiesto più regole e ci è stato risposto no.
Abbiamo chiesto alcune misure per la crescita, e ovviamente hanno detto no, come alla proposta di soluzione moderna sul capitolo dell'internazionalizzazione delle imprese. La risposta è stata più burocrazia, anche se la questione era raccomandata dall'intero mondo imprenditoriale italiano. Tremonti ha ragione quando dice che non è una legge che fa la crescita, però può impedirla. E questa manovra la impedisce.
In qualunque Paese, in questo tempo e in queste circostanze, il Capo del governo sarebbe stato protagonista in Parlamento, con i ministri, con Bankitalia, con l'Europa, con circoli finanziari. Invece il Presidente del Consiglio è rimasto chiuso nella sua cassaforte come Paperon de Paperoni, abbracciato al sacco dei dobloni, piangendo perché glieli stavano portando via. E fuori infuriava la tempesta, e la maggioranza era ovviamente paralizzata dalla paura e stava paralizzando il Paese, preoccupata assai - e mi pare con ragione - dalle sue divisioni, perché ogni decisione recava fibrillazione, litigi, rotture nella maggioranza. Non abbiamo visto sintesi politica, non abbiamo visto governare la barca, non abbiamo visto nessuno remare. Maggioranza e governo non sono stati all'altezza, non hanno avuto il coraggio. Tutto questo mentre sull'Italia si scatenava la realtà di una furiosa manovra speculativa. La maggioranza annaspava. Lì abbiamo capito che c'era una sola cosa da fare: opporre ai nemici dell'Italia semplicemente l'Italia, l'Italia intera e unita, l'Italia di Giorgio Napolitano. Abbiamo avuto il privilegio di poterlo fare, perché apparteniamo all'Italia come, oggi, più grande partito italiano. Perché abbiamo l'onore e la responsabilità di rappresentarlo. L'abbiamo potuto fare perché qui al Senato abbiamo un gruppo parlamentare di prim'ordine, lo dico perché mentre gli esponenti della maggioranza litigavano tra di loro questo gruppo parlamentare, conoscendo il costo politico di rinunciare ad emendamenti e pretese, ha dato una prova di responsabilità che la maggioranza non è capace di sognarsi.
E non siamo stati soli, e questo è un fatto politico di primo rilievo. Siamo stati insieme alle altre opposizioni, stesso coraggio, stessa responsabilità, stessa intelligenza politica. A mostrare che nel Paese c'è per davvero un'alternativa credibile, affidabile, praticabile. La nostra scelta è stata autonoma, maggioranza e governo non ce l'hanno chiesto, casomai devo ringraziare il Presidente Schifani di aver accolto con tempestività la nostra disponibilità e volontà di accelerare i tempi. Tutto ciò ha dato un contributo serio a spegnere l'aggressione speculativa nei confronti del Paese. Non è un merito che ci attribuiamo da soli, ce lo attribuiscono tutti i commentatori,italiani ed europei. L'unico che non lo dice è il Presidente Berlusconi, ma francamente ce ne infischiamo. Non a questo governo dobbiamo rendere conto. E mentre le opposizioni presentavano solo 25 emendamenti, il governo presentava un maxi-emendamento, spegnendo così le risse interne che hanno impegnato la maggioranza fino alla mattinata inoltrata e di cui le cronache sono piene. Se questo Paese avrà entro la settimana la manovra approvata, sia pure con tutti i limiti e i difetti che noi vediamo in questo provvedimento, se l'Italia sarà più forte, io qui ne rivendico il merito all'opposizione. Non sono stati capaci di cogliere l'occasione, ancora una volta a questa maggioranza è mancato il cuore e la generosità che sono secondo me, lo dico da dirigente donna, categorie della politica. Resti al governo almeno la dignità e la responsabilità di fronte all'Italia, e lo dico a un Presidente del Consiglio latitante che anche oggi non ha avuto il coraggio di venire nell'aula del Senato, di dimettersi. Questo governo - ha concluso Anna Finocchiaro - è un danno per l'Italia".
Il video dell'intervento di Anna Finocchiaro
15 luglio 2011
Fonte: Sito del Partito Democratico
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