| MILLEPROROGHE: GOVERNO NEL CAOS |
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Oggi alla Camera si vota la fiducia
"Il pasticcio Milleproroghe è la dimostrazione del fatto che la maggioranza non e' nelle condizioni di governare". E' il pensiero di Enrico Letta, vicesegretario del Pd, che ha parlato del decreto legge su cui e' stata posta la fiducia, a Bologna, a margine del Manifutura Festival. Il motivo dell'affermazione di Letta e' che la maggioranza, come ha spiegato, "ha usato un provvedimento dove ha buttato dentro tutto, perchè non e' più in grado di assicurare una presenza continuativa in aula, come dovrebbe essere, è la dimostrazione che non si può andare avanti così". Entro questa mattina il dl emendato sarà votato alla Camera e poi andare a una terza lettura in Senato, dove, con molta probabilità, sarà nuovamente posta la fiducia, visti i tempi ravvicinati di scadenza del provvedimento previsti per domenica 27 febbraio. La votazione finale in Senato dovrebbe svolgersi sabato mattina. Oggi alle 18 verrà esaminato dalle commissioni di Palazzo Madama. Non ci sarà dunque nessuna possibilità di modificare il testo di legge e si procederà in base agli accorgimenti che Tremonti & Co. applicheranno al programma più sconclusionato degli ultimi 10 anni. Intanto nella babele del maxiemendamento del governo al Milleproroghe - denuncia Paolo Gentiloni, responsabile Forum ICT del PD - "il divieto di acquisto di giornali da parte di chi ha una posizione dominante nella Tv verrebbe prorogato solo fino al 31 marzo. E' grave che un limite a tutela del pluralismo, previsto perfino dalla legge Gasparri, sia così destinato a scomparire tra cinque settimane". Gentiloni fa riferimento al comma che fissava al 31 dicembre prossimo la scadenza del divieto degli "incroci" tra giornali e reti televisive, "saltato" nel maxiemendamento. Come ha evidenziato l'On. Mario Lovelli nella sua dichiarazione di voto sulla fiducia: "Il modo con cui il Governo ha inserito nel maxiemendamento al Senato, poi confermato nella versione su cui viene chiesta la fiducia oggi alla Camera, il comma riguardante il Contratto di servizio per il trasporto ferroviario passeggeri di interesse nazionale da sottoporre al regime degli obblighi di servizio pubblico, conferma una linea di condotta che è stata perseguita in tutto il corso di questa legislatura. Mentre nessun provvedimento organico è stato portato all'attenzione del Parlamento per affrontare la materia, si è utilizzato, di volta in volta il "veicolo" più comodo per inserire norme messe "in sicurezza" con il ricorso al voto di fiducia e perciò sottratte ad un confronto parlamentare adeguato. E' successo così con il d.l. 135/99, convertito nella legge 166/2009, con cui si è fittiziamente attribuita all'Organismo di regolazione del trasporto ferroviario operante all'interno del ministero dei trasporti e delle infrastrutture la natura di "indipendenza" richiesta dalla Commissione europea con una puntuale procedura d'infrazione. Si sono progressivamente spostati i termini previsti dalla legge 244/2007 (finanziaria 2008 del governo Prodi) per l'effettuazione di una indagine conoscitiva sul cosiddetto "servizio universale", al fine di adeguare il contratto di servizio con Trenitalia alle esigenze dei passeggeri, soprattutto nei collegamenti prevalentemente utilizzati dai pendolari. Si è così determinata una progressiva inadempienza delle stesse previsioni di legge che impongono che i contratti di servizio siano sottoscritti almeno tre mesi prima della loro entrata in vigore ai sensi della legge 166/2002, con la conseguenza che il contratto per il periodo 2009-2014 non risulta a tutt'oggi ancora sottoscritto, che rimane di fatto in vigore il contratto vigente per il triennio 2006-2008 e che con l'emendamento contenuto nel provvedimento odierno si proroga il termine per la sottoscrizione del contratto 2009-2014 fino al prossimo 31 marzo, mentre si autorizza sostanzialmente una sanatoria per le somme da corrispondere a Trenitalia per gli anni 2009 e 2010. Non si capisce a questo punto quali siano i controlli effettivi che il ministero competente ha effettuato in questo biennio sulla corrispondenza dei servizi effettuati dall'incumbent agli obblighi di servizio pubblico, vista la crescente insoddisfazione dell'utenza, testimoniata anche da innumerevoli interrogazioni parlamentari e visto che la prossima ulteriore soppressione di treni a lunga concorrenza preannunciata dall'A.D. di F.S. non è stata smentita dal Governo in occasione di una interrogazione presentata dallo scrivente e discussa il 9 dicembre scorso in IX Commissione. Bisogna che il Governo esca dall'emergenza nell'affrontare i problemi e che si faccia carico di una visione moderna del trasporto ferroviario nazionale, di cui la definizione del perimetro del servizio universale è elemento essenziale a sostegno di un sistema di mobilità sostenibile che sposti passeggeri dalla gomma al ferro. Con questo ordine del giorno il Governo viene impegnato a tenere conto dell'indagine conoscitiva non ancora presentata alle Camere e ad assumersi responsabilità precise nell'assunzione degli atti che vengono autorizzate con questo provvedimento".
25 febbraio 2011
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Da decreto a maxiemendamento, il milleproroghe cambia pelle per evitare la bocciatura da parte di Napolitano che aveva inviato una lettera a Berlusconi e ai Presidenti delle Camere per spiegare che il testo approvato in Senato conteneva elementi di incostituzionalità data l'ampiezza e l'eterogeneità delle modifiche. Il maxiemendamento al decreto Milleproroghe è stato presentato l'altroieri sera e sottoposto all'esame delle commissioni Affari Costituzionali e Bilancio in una corsa contro il tempo. Il provvedimento comprende ora il testo licenziato dal Senato al netto delle modifiche apportate in seguito ai rilievi di costituzionalità del Quirinale. Un governo allo sbando è arrivato a non discutere e non votare il testo in commissione, un "autostruzionismo" della maggioranza che si trovava a non avere i voti necessari per l'approvazione.