| Newsletter n. 5 del 10/11/2008 |
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L’OPPOSIZIONE DEL PD: PROGETTI E PROPOSTE Nella settimana in cui il Governo deve fare una prima "marcia indietro" sulla scuola e rinviare in commissione i suoi propositi sulla legge elettorale europea, il Partito Democratico mette in campo le sue proposte alternative sulla manovra finanziaria e sul federalismo fiscale. Il Governo comincia a mostrare il fiato corto e il suo piglio decisionista mostra le prime crepe. Non è una caso che sia proprio il Presidente della Camera a mettere uno stop all'intenzione di porre la questione di fiducia sulla legge finanziaria 2009 che si discute in aula questa settimana. E' la dimostrazione che, da una parte, la politica degli annunci e dei muscoli manifesta i suoi limiti in tutti i campi, a cominciare dalle grandi difficoltà in cui si dibatte tuttora la soluzione del problema Alitalia per passare alle problematiche della scuola, a quelle stesse della sicurezza e dei rifiuti di Napoli e, naturalmente, della grave crisi economica e finanziaria internazionale che sta facendo sentire i suoi effetti devastanti anche in Italia e, qui da noi, a Torino e in Piemonte. Dall'altra il Partito Democratico, rinvigorito dal successo della grande manifestazione del 25 ottobre e stimolato dal movimento di lotta e di protesta che coinvolge la scuola, ma anche tutto il mondo del lavoro alle prese coi rinnovi contrattuali e con la sofferenza dei salari e delle pensioni, sta precisando il suo profilo di opposizione riformista che si batte in Parlamento e nel Paese per ottenere risultati concreti a favore dei cittadini italiani e soprattutto dei ceti sociali più danneggiati dalla crisi. Va in questa direzione la mozione parlamentare che sarà presentata alla Camera, con la firma di tutti i deputati del PD, appena chiusa la discussione sulla finanziaria che, per scelta del Governo, non sarà sostanzialmente emendabile. La mozione, insieme ad un pacchetto di emendamenti ai decreti legge sulla crisi finanziaria internazionale, costituisce la base di un progetto alternativo alla politica economica di Tremonti su cui sarà impostata la battaglia parlamentare delle prossime settimane. Nel contempo sono state messe a punto le proposte in materia di federalismo fiscale che deve essere un mezzo per rinnovare l'unità nazionale intorno a uno Stato riformato e a enti territoriali più autonomi e responsabili. Una visione diversa da quella del d.d.l. Calderoni che contiene forzature evidenti nel tentativo di accelerare i tempi del percorso parlamentare per consentire alla Lega di impugnare la bandiera federalista in vista dell'appuntamento elettorale della prossima primavera. Insieme alla scuola e all'università, i temi dell'economia e della riforma istituzionale dello Stato saranno al centro dell'agenda politica delle prossime settimane. I documenti che seguono, insieme ad un ulteriore dossier di documentazione sulla scuola, possono essere utili a tutti per l'iniziativa politica che dovremo portare avanti a supporto dell'azione dell'opposizione parlamentare e per consolidare il radicamento del partito sul territorio. Mario Lovelli
A seguire:
Montecitorio News
LE BUGIE DI BERLUSCONI SULLA SCUOLA PREMESSA Il Governo e il centrodestra continuano a fare disinformazione e confusione sui provvedimenti legislativi inerenti la scuola e l'università che sono stati finora approvati. In tal senso, il Governo ha promosso e favorito la circolazione di informazioni e dati fuorvianti rispetto alla realtà dei fatti. L'obiettivo principale dei provvedimenti, infatti, è quello di occultare i tagli pesantissimi e indiscriminati che si abbatteranno sulla scuola pubblica nel prossimo triennio. Tagli contro cui abbiamo condotto una durissima battaglia di opposizione in Parlamento e che sono contestati in tutto il Paese da uno straordinario movimento di massa composto da genitori, insegnanti, studenti, docenti universitari, dalle organizzazioni sindacali, dalle Regioni e dagli Enti Locali. Fallita, dunque, la campagna mediatica basata esclusivamente sugli spot, da un lato si continuano a raccontare bugie colossali (vedi il dossier di Berlusconi sulle presunte bugie della sinistra) e dall'altra, si tenta di alzare un polverone per non dare conto con chiarezza agli italiani delle gravi scelte fatte. Scelte che minano le fondamenta dell'istruzione pubblica, sia scolastica che universitaria, del nostro Paese. In primo luogo, appare fondamentale sapere che le norme contestate sono contenute in tre decreti legge.
CONTRODOSSIER In riferimento al dossier distribuito nel corso della conferenza stampa del 22 ottobre 2008 sulle presunte bugie della sinistra in merito alla scuola, il Partito Democratico ha replicato con un controdossier, intitolato "Tutte le bugie del premier sulla scuola" in cui, punto su punto, vengono smontate le considerazioni espresse dal Presidente del Consiglio Berlusconi e dalla Ministra Gelmini.
TAGLI Berlusconi ha dichiarato che non è vero che siano stati disposti tagli alla scuola. Berlusconi è un bugiardo. Infatti, con la manovra finanziaria approvata questa estate (DL n° 112/08 convertito in Legge n° 133/08) viene previsto per i prossimi tre anni un taglio di circa 8 mld sulle spese per l'istruzione (7, 832 mld) e di circa 132.000 posti negli organici del personale (87.400 insegnanti e 44.500 personale ATA). Ma non basta! Con la legge finanziaria attualmente in discussione alla Camera, infatti, sono stati predisposti ulteriori tagli. Ad esempio, sono stati tagliati 50 milioni sul Fondo per il funzionamento delle istituzioni scolastiche e 22,8 milioni sul Fondo per l'Edilizia scolastica.
TEMPO PIENO Berlusconi promette l'incremento del tempo pieno. Berlusconi è un bugiardo! Infatti, sia nel Decreto Gelmini che nel Piano Programmatico sparisce la dizione "tempo pieno". Infatti, il decreto Gelmini afferma "che le istituzioni scolastiche costituiscono classi affidate ad un unico insegnante e funzionanti con orario di ventiquattro ore settimanali." Il decreto prevede, inoltre, che si tenga anche "conto delle esigenze, correlate alla domanda delle famiglie, di una più ampia articolazione del tempo scuola." Nel Piano programmatico inviato dal Governo al Parlamento, alla pagina 7, è scritto che "nella scuola primaria va privilegiata l'attivazione di classi affidate ad un unico docente (...)" e che " resta aperta la possibilità di una più ampia articolazione del tempo scuola, tenuto conto della domanda delle famiglie e della dotazione organica assegnata alla scuole" e ancora che le opzioni possibili sono tra 27 ore, 30 ore e una "estensione delle ore di lezione fino a un massimo di 10 ore settimanali comprensive della mensa". E' evidente che, in tal modo, viene prefigurato una sorta di doposcuola che è cosa ben diversa dal tempo pieno didattico (come, per altro, lo stesso Berlusconi ha dichiarato alla stampa). Comunque sia, l'eventuale "aumento" è subordinato non solo alla richiesta delle famiglie ma anche alla dotazione dell'organico del personale che verrà attribuito alle scuole. A tal proposito occorre ricordare i tagli all'organico del personale insegnante per la scuola primaria previsti dal piano. Ad esempio i tagli riferiti al prossimo anno scolastico sono di 10.000 unità a cui si aggiungono i 4.000 posti in meno di insegnanti specialisti della lingua inglese. Come si potrà conciliare la scelta delle famiglie per il cosiddetto tempo pieno con i tagli agli organici? E' del tutto evidente che per attuare i tagli si dovrà imporre a tutte le famiglie le classi con 24 ore settimanali con il maestro unico (quindi, in concreto, niente più scelta fra 24, 27, 30, 40 ore settimanali). Il governo sostiene che con l'introduzione del maestro unico e l'eliminazione delle compresenze si libereranno più maestri per aumentare il tempo pieno. In realtà, con la generalizzazione del maestro unico e l'eliminazione delle compresenze, verrà smantellata la scuola dei moduli e in particolare il modello a trenta ore. Berlusconi promette l'aumento di 5.750 classi con il tempo pieno. Tuttavia, anche in questo caso, Berlusconi non sembra avere chiari i numeri. Infatti, i dati complessivi delle classi (5.750) e degli alunni (82.950) in più che passeranno al tempo pieno nel quinquennio, destano non poche perplessità. Non hanno, infatti, alcun riscontro nella tabella di dettaglio che il Governo ha distribuito con il dossier, e del resto corrisponderebbero a un incremento del tempo pieno del 17%, ben inferiore a quel 50% annunciato ripetutamente dalla Gelmini e da Berlusconi.
NUMERO DEGLI ALUNNI Dice Berlusconi che gli alunni saranno in media 18 per classe, al massimo 26. Nell'unica bozza di Regolamento che circola si dicono cose ben diverse: si aumentano i parametri minimi e massimi: 30 per le scuole medie superiori e 29 per le scuole medie inferiori, con un incremento fino al 10%. Questo significa arrivare anche a 33 alunni per classe.
MAESTRO UNICO Sul maestro unico il Presidente del Consiglio dice una colossale bugia affermando che si tratta di un maestro prevalente! Nel decreto legge, articolo 4 primo comma, e letteralmente scritto "che le istituzioni scolastiche costituiscono classi affidate ad un unico insegnante e funzionanti con orario di 24 ore settimanali". Non basta certo una battuta detta in una conferenza stampa da Berlusconi per modificare una legge e trasformare "l'insegnante unico" in "maestro prevalente". Non esiste, infatti, un maestro prevalente come erroneamente sostenuto dal Presidente del Consiglio, come non esistono gli insegnanti di educazione fisica e di informatica. Inoltre, quando l'insegnate di classe non è lo stesso che fa anche l'insegnamento di religione cattolica e di inglese, questi insegnamenti sono affidati sempre entro l'orario delle 24 ore settimanali, a degli specialisti. Come si concilia questo modello per gli specialisti di inglese per cui il piano prevede nel triennio l'estinzione del corrispondente organico?
LINGUA INGLESE Il maestro unico dovrà insegnare anche l'inglese poiché nel Piano programmatico (a pagina 19) viene previsto il taglio di 11.200 posti (4.000 già dal prossimo anno) di insegnanti specializzati in lingua Inglese. E viene previsto che con un corso di sole 150/200 ore il maestro unico dovrà specializzarsi anche in Inglese.
RAZIONALIZZAZIONE DEL PERSONALE Qui si tocca il massimo della spudoratezza giocando con le parole e con la condizione di vita delle persone: "falsi gli 87.400 licenziamenti di insegnanti" dice Berlusconi. Sono purtroppo veri i licenziamenti di 87.400 insegnanti che lavorano da anni, ogni anno, con incarichi annuali nella scuola. Essendo "precari" non vengono "licenziati": vengono soppressi definitivamente i loro posti di lavoro e, dunque, i loro stipendi. A questi 87.400 si aggiunge la mancata assunzione dei 75.000 precari già previsti nel piano del governo Prodi con copertura finanziaria e i 44.500 posti di lavoro tagliati del personale ATA. Il Presidente del Consiglio e il Ministro non sanno neanche quanti dipendenti hanno! Nella conferenza stampa hanno affermato che nella scuola ci sono 1.350.000 dipendenti "e sono troppi". Dai dati della Ragioneria Generale dello Stato si ricava che i dipendenti nell'anno 2006 erano 1.143.164, scesi nel 2007 a 1.133.000. (dati consultabili sul sito della Ragioneria) Non è vero neanche che in Italia il Rapporto docente/alunni è 1 ogni 9. Nella pubblicazione "la scuola in cifre" dello stesso Ministero dell'Istruzione nella tabella 1.3.3 a pag 23 (pubblicata a settembre 2008) il rapporto è 1 ogni 11,1.
SCUOLE DI MONTAGNA Berlusconi dice che "nessuna scuola sarà chiusa": falso! Le scuole piccole e con meno di 50 alunni non sono solo quelle di montagna. Il piano programmatico, a pagina 10, prevede il superamento delle scuole con meno di 50 alunni "a cominciare dai territori non ubicati nelle comunità montane o nelle piccole isole" Nel Piano programmatico, dunque, viene esplicitamente detto che chiuderanno le scuole sotto i 50 alunni. Sono 1083 i Comuni interessati, così ripartiti: 181 con scuole fino a 15 alunni; 184 fino a 20 alunni; 718 fino a 50 alunni. A queste scuole, inoltre, vanno aggiunte ulteriori 3000 scuole a rischio chiusura perché sotto i 50 alunni: 130 scuole elementari e medie presso gli istituti ospedalieri; 7 annesse a istituti d'arte; 7 annesse a convitto, 4 a Conservatori, 3 per ciechi, 2 per sordomuti. Ci sono inoltre 522 scuole secondarie di secondo grado (346 sono serali e 55 carcerarie).
SPESA PER IL PERSONALE Il presidente del Consiglio e il ministro continuano a dire che il 97% della spesa pubblica della scuola serve a pagare gli stipendi di chi ci lavora. Questi dati non vengono smentiti solo dal Pd ma anche dall'Ocse nella pubblicazione "Education at a Glance, 2007". Infatti, i dati della spesa corrente per il personale, raffrontati con quelli di altri Paesi, risultano questi: Italia 80,7 Francia 80,7 Germania 85,1 Gran Bretagna 69,7 Media Ocse: 80,1 Di conseguenza l'Italia risulta allineata alla media Ocse ed ha una spesa per gli stipendi inferiore a quella della Germania.
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