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UNA CRISI AVVILENTE UN’ALTERNATIVA CREDIBILE di Mario Lovelli |
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Sono giorni questi in cui l'attività parlamentare scorre via in attesa di qualcosa che deve avvenire fuori dall'aula. Per quanto si discutano questioni importanti (e la relazione del Ministro della Giustizia proprio ieri è una di queste) è chiaro a tutti che il destino della legislatura e del Governo non si decide qua.Del resto è passato poco più di un mese dalla bocciatura della mozione di sfiducia al Governo presentata dalle opposizioni e, che sia più o meno solida la "terza gamba" della maggioranza, non è uno Scilipoti che determinerà l'esito della crisi politica più grave che Berlusconi deve affrontare dalla sua discesa in campo. Se infatti in passato, pur perdendo ben due volte la sfida elettorale con Romano Prodi, la sua leadership è rimasta salda e in grado di guidare la coalizione di centro destra alla rivincita elettorale, questa volta Berlusconi sa molto bene che la sua uscita di scena non sarebbe più temporanea ma definitiva. Perciò l'ennesima chiamata alle armi contro il "sovversivismo della magistratura di sinistra" sa davvero di ultima spiaggia. Non è la misera relazione che il ministro Alfano presenta al Parlamento, dove lo stato della giustizia "per" i cittadini passa in secondo piano rispetto all'intenso lavoro legislativo a favore di "un" cittadino, ad attirare l'attenzione dell'opinione pubblica. Né il voto parlamentare a favore del Governo, garantito dalla massiccia presenza dei ministri dello stesso al momento di schiacciare il pulsante, cambia il quadro desolante dei comportamenti che i magistrati di Milano contestano al premier, la cui eventuale rilevanza penale è addirittura secondaria rispetto alla sfacciataggine di un premier che del sostegno ai valori della famiglia e della "lotta agli utilizzatori finali delle prostitute a spasso per i viali" (Giampiero Mughini su "Libero") ha fatto la bandiera della sua azione di governo. Ha ragione Bersani: è l'articolo 54 della Costituzione ad inchiodarlo alle sue responsabilità. Ma non basta neanche la Costituzione, né la moral suasion del Capo dello Stato, forse nemmeno una presa di posizione più forte da parte delle gerarchie vaticane (la vera "terza gamba" della coalizione di governo), per non dire dei magistrati, se non si creano le condizioni politiche per una svolta nel Paese. Che non vuol dire solo trovare i numeri per sfiduciare il presidente del consiglio (quelli che sono mancati un mese fa') ma costruire un'alternativa credibile in tempi rapidi. Inutile nascondere che il quadro dell'opposizione appare poco confortante, nonostante la convergenza di queste ore sulla richiesta delle dimissioni del premier. Ma dimissioni in vista di che cosa? Di quel "nuovo" centro destra, con un "nuovo" premier vagheggiato da Casini e da Fini e (ma è così, è credibile?) da Rutelli. O di quel vero governo di emergenza nazionale che potrebbe essere quello proposto dal PD dove tutte le forze, quelle sì veramente "responsabili", concorrano in "questo" Parlamento a voltare pagina sul piano istituzionale, sociale ed economico? Mi sia lecito nutrire dei dubbi. Non perché ritenga salvifico il ricorso alle elezioni anticipate che, con questa legge elettorale, ci consegnerebbero una ingovernabilità assicurata ( e cioè costringerebbero a fare "dopo" quello che si potrebbe fare già oggi, una volta uscito di scena Berlusconi). Ma perché è la natura stessa delle forze in campo a rendere debole ogni soluzione. Cos'è effettivamente il "terzo polo" se non un assemblaggio forzato dei superstiti del 14 dicembre senza leader e senza identità? Che cast è quello che mette insieme Rutelli a Fini (avversari acerrimi al Comune di Roma ancor prima che Berlusconi scendesse in campo) e quest'ultimo con Casini, scaricato nel 2008 per far nascere il Popolo della libertà con Berlusconi? Ma ce n'è anche per il mio partito, non per la proposta avanzata a tutte le forze disponibili di un "patto repubblicano" nell'interesse del Paese (che mi sembra la più ragionevole e politicamente valida in questo momento), ma perché deve affrettarsi a definire il "suo" profilo e il "suo" programma di governo alternativo, su cui quel patto dovrebbe fondarsi. E allora, se l'ultima direzione nazionale questo messaggio l'ha lanciato a grandissima maggioranza, è veramente essenziale un nuovo "Lingotto" prima dell'assemblea nazionale che a fine mese dovrà approvare il progetto per l'Italia? C'è troppo protagonismo individuale, troppa voglia di posizionamenti interni (che i nostri elettori faticano a capire) anziché uno sforzo sinceramente unitario di contribuire a un progetto condiviso da sottoporre agli italiani. Spero di sbagliarmi, ma anche il "video messaggio" di ieri di Veltroni lascia questa impressione. E' una resa, anche culturale, a questo nuovo "format" della politica imposto da Berlusconi, seguito per la verità anche da Fini, che si sottrae al confronto pubblico e in Parlamento, per parlare ai "suoi", via Internet o per telefono, come ha fatto ieri, come ha tentato di fare a "Ballarò". Forse Bersani non è un grande comunicatore, ma, se questo fosse il problema, affrontiamolo e risolviamolo. Non c'è nessuna "vocazione maggioritaria" che si possa affermare in forza di posizionamenti correntizi dopo che è stato eluso un confronto aperto in direzione nazionale (Fini ha avuto più coraggio nella fantomatica direzione nazionale del PdL!). Resto dell'idea che bisogna liberarsi di Berlusconi prima possibile anche perché , come ha scritto Peppino Caldarola su "Il riformista", "l'ultimo spettacolo è il peggiore, l'Italia meritava altro, persino il berlusconismo meritava un tramonto meno avvilente". Ma il Pd deve prepararsi rapidamente ad essere l'alternativa credibile che serve. Perché gli elettori non hanno dimenticato che per due volte, negli ultimi quindici anni, abbiamo sprecato una vittoria elettorale. E Berlusconi è tornato a Palazzo Chigi ( e anche a Palazzo Grazioli).
Roma, 19 gennaio 2011
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