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UNA SETTIMANA PARTICOLARE di MARIO LOVELLI |
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Parlamento chiuso, parlamento in ferie. Troppo facile questa settimana "sparare sulla Croce Rossa", anche perché pure per quest'ultima non sono giorni tranquilli. Eppure è evidente che non è spiegabile all'opinione pubblica un'impasse che porta di fatto al commissariamento della Camera dei deputati, se non c'è una lettura politica chiara seguita da iniziative politiche conseguenti. La scelta di non svolgere attività d'aula questa settimana è stata presa dalla Conferenza dei capi gruppo a maggioranza (PdL, Lega, col consenso del "terzo polo") nella convinzione (fondata) che il Governo sarebbe andato incontro a sorprese prima della discussione e votazione sulle mozioni di sfiducia previste per il 13 e 14 dicembre. Le sorprese erano abbastanza scontate se solo si esaminano gli argomenti già calendarizzati e rimasti in sospeso dopo la maratona sulla legge per l'università: mozione di sfiducia individuale al ministro Bondi, presentata dal gruppo del PD, mozione dell'IDV per la revoca delle deleghe al ministro Calderoli, mozioni sulla riforma del sistema fiscale (prima fra tutte quella del PD a prima firma Bersani), mozioni sul pluralismo in RAI, tra cui una del FLI particolarmente insidiosa per la maggioranza. Insomma la chiusura dell'aula della Camera è stata una scelta politica della maggioranza a cui non è seguita semmai una chiara presa di distanze, pubblicamente resa evidente, anche con iniziative di protesta adeguate, da parte dell'opposizione, e in primo luogo del PD. Oltre tutto le commissioni svolgono anche questa settimana un'attività, sia pure necessariamente limitata anche per la festività infrasettimanale; per esempio giovedì la IX Commissione Trasporti dedica la seduta alle interrogazioni dei deputati (tra cui la mia) in vista del nuovo orario di Trenitalia che parte lunedì prossimo. E allora ci si doveva far capire meglio e intanto, valorizzare il lavoro che si svolge comunque e che non è limitato alle votazioni in aula. E' una rappresentazione sbagliata quella che il parlamentare "lavora" quando vota in aula. Semmai questo è il passaggio finale di un iter che si svolge in commissione e nei gruppi parlamentari per preparare proposte di legge, relazioni, ordini del giorno ed emendamenti, oltre al lavoro di confronto sul territorio con i cittadini e con le categorie sociali. Nel caso del PD poi, questa settimana sfocerà nella manifestazione nazionale dell'11 dicembre a Roma e su questo siamo tutti impegnati in questi giorni. Quanto durerà questa legislatura lo vedremo nei prossimi giorni. Certamente, per una forza riformista come la nostra, anche questa vicenda deve essere un "pro memoria": per i prossimi mesi, se la legislatura prosegue, per la prossima legislatura se ci saranno le elezioni anticipate. Far funzionare meglio le istituzioni, ridare dignità al lavoro parlamentare anche attraverso una nuova legge elettorale, rivedere i regolamenti e l'assetto dei due rami del Parlamento: sono punti essenziali di un programma di governo (come quello che noi avevamo presentato nel 2008), ma sono anche piattaforma irrinunciabile di una battaglia di opposizione (quando governano gli altri). Temo che la nostra battaglia, all'esterno, non si sia percepita abbastanza. Dopo la manifestazione nazionale e, ancor più, dopo il voto delle Camere il 14 dicembre, il PD dovrà tornare ad essere un protagonista "visibile" e in grado di rappresentare l'alternativa che serve al Paese. Altrimenti avranno avuto ragione quelli che chiudono l'aula della Camera dei deputati quando dà fastidio al Governo.
7 dicembre 2010 |
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